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Guida pratica

   La piaga dello spam

La piaga dello Spam di Giancarlo Livraghi

Il cosiddetto spamming non è un problema nuovo. Era noto, definito e condannato vent’anni fa. Ma continua a imperversare e il problema si sta aggravando. Il fatto curioso è che, mentre nella cultura "tradizionale" della rete c’era generale concordia sull’inaccettabilità dello spam, oggi c’è chi lo difende – soprattutto come strumento commerciale. Mentre è evidente che un eccesso di invasività nell’uso dell’e-mail è un danno per tutti – e in particolare per le imprese che svolgono attività online.

L’invasione di spam è continuamente crescente e le iniziative per frenarlo si sono rivelate, finora, inefficaci. Anche le “buone intenzioni” dell’Unione Europea, che (con molto ritardo) dichiara di aver preso coscienza del fenomeno e di volerlo contrastare, rimangono teoriche. Sembra molto improbabile che provvedimenti restrittivi possano essere efficaci, mentre c’è il palese rischio che il rimedio possa essere peggiore del male se anche questo fosse un ennesimo pretesto per ingombri burocratici o interferenze con la libertà della rete.

Intanto il malanno è ulteriormente aggravato da un particolare tipo di virus che genera automaticamente una grande quantità di posta insensata e ingombrante (si tratta di worm, come il famoso “kletz”).

La soluzione del problema non è facile, ma è chiaro che si tratta soprattutto di un fatto culturale. Non c’è sufficiente informazione fra le persone sui danni dello spam e su come difendersi. E non c’è sufficiente chiarezza nelle imprese sui motivi per cui questo comportamento deve essere evitato.

Oltre a essere una mostruosa seccatura per chi lo riceve, lo spam ormai è un marchio d’infamia per chi lo manda. È usato in prevalenza da gente molto ambigua, compresi pataccari, truffatori e imbroglioni di ogni specie. Credo che sia molto pericoloso per qualsiasi impresa (o persona) seria confondersi con quella gentaglia.

Fra gli imbroglioni, naturalmente, ci sono i venditori di liste. Che spudoratamente promettono di offrire liste "selezionate"o addirittura di persone che "hanno accettato di ricevere"questa o quella cosa – quando palesemente non è vero. Chi ci casca o è in malafede o è imperdonabilmente ingenuo. (Chi ha buone liste, infatti, non le venderà mai perchè valgono un patrimonio. Possono però darvele in uso, inviando cioè il vostro messaggio agli utenti della lista).

La definizione di spam, naturalmente, è soggettiva. Ciò che a una persona sembra interessante o “perdonabile” per qualcun altro può essere inaccettabile – e viceversa. Comunque il principale rimedio sta in una migliore diffusione della conoscenza del problema e in una migliore capacità delle persone di difendersi da sole, secondo criteri di loro scelta (e con strumenti, anche tecnici, che in parte esistono, ma potrebbero essere molto migliorati).

Sarebbe utile anche che le aziende fossero più coscienti dei rischi che corrono se si confondono con i pataccari e gli imbroglioni o se si fanno illudere da uno dei tanti venditori di liste fasulle.


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